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Top Vendors é dal 1997 l’unica guida ai prodotti e servizi specifici per il mercato finanziario.

Da ormai tre anni EPS è presente con tutte le sue soluzioni. Recentemente sono state aggiunte le novità relative alla gestione dell’antiriciclaggio secondo la nuova direttiva e la soluzione integrata per la gestione dei dati sensibili e personali (Privacy)

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Studi Professionali: il momento di avvantaggiarsi

Gestione del cliente, Gestione Elettronica Documentale, Conservazione a norma, Privacy, norme Antiriciclaggio, Workflow.

Ancora pochissimi studi ne sono attrezzati. Con alcuni svantaggi.

Sul Corriere economia del 5 giugno scorso è apparso un articolo che esaminava lo stato d’ informatizzazione degli studi legali, mettendolo anche a confronto con quella degli studi di commercialisti e consulenti del lavoro.

ll quadro che ne risulta mostra come ancora gli studi legali fatichino a comprendere l’utilità di una informatizzazione dei processi e dell’archiviazione.
Forse le nuove normative sulla conservazione dei dati della privacy ed ancor più le nuove norme sull’antiriciclaggio, con le loro pesanti conseguenze sanzionatore, potranno dare un’accelerata al processo,

Ma se evitare le multe può essere lo stimolo impellente, potrebbe essere anche la buona occasione per mettere mano a certe procedure che, se informatizzate, porterebbero certamente a migliorare il rapporto con il cliente, a conoscerlo meglio e ad alleggerire il lavoro di studio a basso valore aggiunto.
Basti pensare ad un CRM che conservi a norma tutta la documentazione scambiata con il cliente, ne identifichi peculiarità e ne aggiorni dati sensibili e rilevanti per le norme antiriciclaggio.

O di un sistema documentale che faccia sparire i famosi faldoni di cui ogni buono studio è disseminato.
O dell’accesso a banche dati che segnalino le operazioni sospette o aggiornino sugli aggiornamenti normativi.
Ma molte altre sono le possibilità offerte dalla tecnologia che dovrebbero essere esplorate.

EPS ha approntato una soluzione che,  a costi certi ed in modo completo ma modulare permette agli studi professionali di aggiornarsi e contemporaneamente offrire ai propri clienti un servizio migliore.

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Antiriciclaggio

Antiriciclaggio: sicuri che riguardi solo le banche?

È con piacere che introduciamo la IV Direttiva Antiriciclaggio n. 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio. È venuta al mondo il 20 maggio 2015 con un unico e solo obiettivo da raggiungere: prevenire l’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. Vedremo insieme come la sua nascita abbia modificato il regolamento UE n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio e abrogato le direttive n. 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e n. 2006/70/CE della Commissione.

Entrerà in vigore il 1 gennaio 2017.

 

Innanzitutto, dobbiamo capire insieme di cosa si tratta: la Direttiva stabilisce che la Commissione europea e ogni Stato membro svolgano una propria valutazione del rischio di riciclaggio a livello europeo e nazionale. Come è stato spesso osservato, il sistema antiriciclaggio, se non adeguatamente acquisito dai soggetti pubblici e privati in esso coinvolti, corre il rischio di tramutarsi in un apparato di obblighi solo formali. Tali obblighi risultano forse efficaci sul piano della prevenzione del contrasto? Ovviamo a questo inconveniente. La Direttiva non vuole far altro che responsabilizzare le autorità pubbliche europee e nazionali, imponendo loro di procedere in anticipo per individuare e valutare i maggiori rischi di riciclaggio, in modo da predisporre e coordinare le misure necessarie a mitigarli. Ecco che tali valutazioni non rappresentano altro che il quadro generale di scenario entro il quale orientare gli sforzi di prevenzione e contrasto del fenomeno.

 

Le autorità italiane hanno già provveduto a tali valutazioni a partire dal 2014. Ecco che è entrato in gioco un nuovo (o vecchio?) organismo: il Comitato di sicurezza finanziaria. È presieduto dal direttore generale del Tesoro, e composto da rappresentanti di vari ministeri, della Banca d’Italia, della UIF, della Consob, dell’IVASS, della Guardia di Finanza, dell’Arma dei carabinieri, della Direzione Investigativa Antimafia e della Direzione Nazionale Antimafia. In virtu’ dell’attuazione delle nuove raccomandazioni GAFI, il Comitato di sicurezza finanziaria ha condotto la prima analisi nazionale dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo (National Risk Assessment).

 

Ecco i punti chiave dell’analisi:

  • Identificare, analizzare, valutare il rischio di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo
  • Individuare i rischi più rilevanti
  • Individuare i metodi di svolgimento delle attività criminali
  • Mettere in evidenza le vulnerabilità del sistema nazionale di prevenzione, di investigazione e di repressione dei suddetti fenomeni
  • Circoscrivere i settori maggiormente esposti a tali rischi

 

Tutto questo perché? Vediamo che i fini principali sono l’elaborazione di linee di intervento per la mitigazione dei rischi stessi e l’adozione di un approccio basato sul rischio all’attività di contrasto al riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.

Tornando alla nostra Direttiva… Essa richiede quindi a intermediari e professionisti di svolgere una propria valutazione del rischio di riciclaggio. Scopo? Modulare le relative misure di mitigazione.

 

AUTOVALUTAZIONE: è davvero necessaria?

L’autovalutazione dei rischi assunti rappresenta da tempo uno dei pilastri della regolamentazione prudenziale di banche e intermediari finanziari. Questa è addirittura soggetta a dettagliato scrutinio da parte delle autorità di vigilanza e costituisce la base per la determinazione dei requisiti di capitale degli intermediari. Vediamo che la IV Direttiva non vuole far altro che trasferire questa tecnica normativa anche nel campo di competenza dell’antiriciclaggio. È forse sbagliato? Certo che no! Soprattutto se i risultati di tale autovalutazione saranno in seguito trasmessi alle autorità di vigilanza o alle altre autorità competenti. Queste ne verificheranno l’appropriatezza e le inseriranno nella valutazione nazionale dei rischi.

 

Infine, ci troviamo di fronte a un ultimo grande obiettivo raggiunto dalla IV Direttiva: essa collega al rischio di riciclaggio l’intensità degli obblighi di adeguata verifica della clientela. Non solo la verifica semplificata, ma anche rafforzata.

La III Direttiva stabiliva che il sistema antiriciclaggio si doveva fondare sull’adeguata verifica della clientela, sulla registrazione e contabilizzazione delle transazioni, sulla segnalazione delle operazioni sospette. Un’adeguata verifica significa l’identificazione del cliente e del beneficiario effettivo, il monitoraggio costante e continuo del rapporto. Tali obblighi devono essere calibrati in funzione del rischio di riciclaggio associato al cliente e all’operazione. E non finisce qui! In relazione a talune categorie di clienti o operazioni sono previste anche particolari forme di adeguata verifica semplificata o rafforzata.

Quindi, cosa stiamo introducendo di nuovo? La IV Direttiva conferma queste disposizioni. La novità di cui vi stiamo parlando riguarda l’autonomia degli Stati membri: questa è basata sulla valutazione del rischio di riciclaggio nel determinare i casi in cui richiedere l’adeguata verifica semplificata.

 

E cosa dire dell’Italia?

La Banca d’Italia ha richiesto lo scorso anno l’autovalutazione del rischio di riciclaggio alle aziende di credito e sta chiedendo lo stesso alle società fiduciarie che richiedono l’iscrizione all’Albo. Questa richiesta fa seguito alla “Analisi nazionale dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo” relativa all’esercizio 2014 e pubblicata dal Comitato di Sicurezza Finanziaria.

La richiesta di Banca d’Italia probabilmente verrà estesa a tutti gli intermediari finanziari.

 

La piattaforma CGS-One, in funzione delle indicazioni di Banca d’Italia e tenendo in considerazione le Raccomandazioni del GAFI e le disposizioni della IV Direttiva, permette di misurare il rischio di riciclaggio.

Cosa propone il modello di autovalutazione di CGS-One? Esso ripercorre le richieste delle Autorità di Vigilanza e si basa sui seguenti elementi:

  • Mappa dei rischi antiriciclaggio inclusa, che può essere personalizzata direttamente dal cliente
  • Grado di esposizione al rischio di riciclaggio in funzione delle sanzioni previste dalle norme
  • Valutazione dell’esposizione al rischio inerente di riciclaggio e finanziamento del terrorismo
  • Analisi degli elementi di mitigazione che permettono di ridurre il rischio inerente
  • Determinazione dell’esposizione al rischio residuo, ossia al profilo di rischio attuale dell’intermediario
  • Analisi dei presidi posti in essere, ossia valutazione delle vulnerabilità, attraverso attività e controlli messi in atto dalle funzioni preposte
  • Aggiustamento dell’esposizione al rischio residuo in funzione dei risultati delle attività e dei controlli messi in atto e predisposizione di un piano di interventi.

 

CGS-One permette, inoltre, di predisporre il piano di attività e la relazione annuale della funzione e di effettuare l’analisi di impatto delle normative nuove o aggiornate. Tale analisi potrà avvenire in automatico, se si sottoscrive anche il modulo di aggiornamento normativo, con il collegamento delle norme ai rischi e ai processi dell’intermediario,

Cosa possiamo concludere? La disponibilità di informazioni circa la situazione del cliente non appare sufficiente per mettere in atto un’autovalutazione del rischio che sia conforme alle norme in vigore: occorre anche disporre di strumenti che permettano di mettere in relazione tali informazioni con le norme stesse ed effettuare la valutazione del rischio inerente, degli elementi di mitigazione, del rischio residuo, dell’efficacia di attività e controlli traducendo questi ultimi in azioni correttive se necessario.

 

Sara Ciprian

Enrico Ciprian

EM-AUDIT & COMPLIANCE SRL

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